Villa Marchese de’ Fabris è la splendida dimora risalente alla fine del Seicento, realizzata per volere del Marchese Ottavio de’ Fabris in occasione del suo matrimonio con la contessa Savorgnan.

Un’incantevole villa, affascinante e accogliente, circondata dalla verde campagna goriziana e dai suoi rigogliosi vigneti, offre uno splendido colpo d’occhio al visitatore per rapire il suo sguardo e portarlo in una dimensione rarefatta, ricca di suggestioni e di eleganza.

Il Giardino all’italiana avvolge il visitatore con i suoi alberi secolari, i roseti e la fontana centrale. Di fronte, il corpo centrale impreziosito da una doppia scala in pietra e attorno gli edifici della proprietà con a fianco la cappella consacrata intitolata a S. Antonio con altare ligneo di fattura ungherese.
Sotto la scala un ampio porticato che ospita un mosaico con lo stemma di famiglia.
Salendo le scale esterne si accede al salone delle feste con pavimento in seminato veneziano di colore grigio chiaro e grigio scuro, le pareti decorate in gradazioni di rosa antico con preziosi stucchi bianchi e un antico ritratto del Re di Polonia.

Allo scoppiare della prima guerra mondiale, la villa venne a trovarsi sulla linea del fronte dell’Isonzo; nell’ottobre del 1915 l’edificio venne quasi completamente distrutto, perdendo tutti gli arredi interni, e nel 1916 ricostruito velocemente dall’Esercito Italiano, che fece un ospedale militare.
Dopo la disfatta di Caporetto, nell’ottobre del 1917, e fine alla conclusione della guerra, dunque per un intero anno, la villa venne utilizzata dall’esercito austroungarico sempre come ospedale militare, come risulta da una iscrizione sull’altare ligneo della cappella della villa, che ricorda come l’Imperiale e Regio ospedale di riserva di Csáktornya (attuale Cakovec) venne trasferito dall’Ungheria a Begliano, dove rimase a disposizione dei feriti del Piave.

Nel corso del tempo la sua struttura ha subito diverse mutazioni fino a quella attuale, con numerose sale, un salone delle feste, una cantina molto ampia, un prezioso sottoportico, la chiesetta consacrata, un ampio giardino davanti e un giardino all’italiana sul retro, adiacente a un vigneto.